Il 5 dicembre 2020, dopo un viaggio di sei anni e oltre cinque miliardi di chilometri, è rientrata sulla terra Hayabusa 2, la sonda dell’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) lanciata nel dicembre 2014 con lo scopo di raggiungere e prelevare campioni dall’asteroide 162173 Ryugu.

L’asteroide, scoperto nel 1999, è potenzialmente pericoloso per la sua grandezza e vicinanza con la Terra, ma è altrettanto prezioso in quanto si pensa possa ospitare materiale organico risalente alla nascita del sistema solare avvenuta circa 4,6 miliardi di anni fa.

Grazie ad una coppia di piccoli rover sganciati con successo da Hayabusa 2, nel 2018 per la prima volta nella storia è stato possibile trasmettere immagini dalla superficie di un asteroide.

Una volta raggiunto il suolo, l’obiettivo è stato quello di bombardarne la superficie con un piccolo proiettile di tantalio ad una velocità di circa 300 m/s, aprendo un cratere largo circa 10 metri per prelevare materiali non esposti all’erosione spaziale e non contaminati da raggi cosmici e vento solare.

Dopo circa un anno e mezzo di osservazioni e rilevamenti, la sonda ha iniziato le manovre di riavvicinamento verso la Terra portando con sé in una capsula i campioni raccolti sulla superficie di Ryugu.

fig13 from6km 1 Un motore passo-passo Tamagawa nello spazio profondo: la sonda Hayabusa 2 continua la sua missione
Immagine dell’asteroide Ryugu scattata dalla sonda Hayabusa 2 da un’altitudine di 6 Km

Il 5 dicembre scorso questa capsula è entrata nell’atmosfera terrestre per atterrare nel deserto australiano nell’Area Proibita di Woomera, una specie di “Area 51” nel sud dell’Australia, ed è stata riportata in Giappone per analisi di laboratorio; la sonda Hayabusa 2 ha invece proseguito la missione dirigendosi nello spazio profondo per raggiungere l’asteroide 1998 KY26, uno degli oggetti più piccoli del sistema solare, in cui sembrerebbe essere contenuta una quantità di acqua considerevole.

Dovremo aspettare comunque il 2031 affinché la sonda Hayabusa 2 inizi la sua esplorazione sul nuovo asteroide.

Full scale model of Hayabusa 2 JAXA 02 2 Un motore passo-passo Tamagawa nello spazio profondo: la sonda Hayabusa 2 continua la sua missione
Modello in scala di Hayabusa 2

MOTORE TAMAGAWA SEIKI SU HAYABUSA 2

L’eccellenza e l’affidabilità di Tamagawa, produttore e fornitore leader di componenti per l’automazione e per l’industria aerospaziale, vengono confermate ancora una volta dal fatto che su Hayabusa 2 sono presenti un motore passo-passo e componenti meccaniche Tamagawa.

Le parti meccaniche sono montate sui pannelli solari che alimentano la sonda; il motore passo-passo è invece installato sul meccanismo di otturazione del TIR (Thermal InfraRed Imager), il sensore ad infrarossi finalizzato allo studio della temperatura e dell’inerzia termica del suolo dell’asteroide.

Insieme a due sensori di posizionamento, il motore passo-passo Tamagawa permette di azionare l’otturatore meccanico aprendolo per scattare immagini e chiudendolo per proteggere dall’irradiazione diretta della luce solare e da eventuali imprevisti. 

caratteristiche di TIR S Un motore passo-passo Tamagawa nello spazio profondo: la sonda Hayabusa 2 continua la sua missione
Caratteristiche del TIR-S

L’ottima riusciuta della missione spaziale dimostra come i prodotti Tamagawa siano capaci di operare anche in condizioni ambientali estreme, tanto che numerosi componenti del produttore giapponese vengono spesso installati su molti satelliti e stazioni spaziali.

In attesa che un motore Tamagawa raggiunga il prossimo asteroide, il team Garnet è a disposizione sul pianeta Terra per approfondire ogni esigenza applicativa e fornire soluzioni affidabili e di qualità.

fig9 swingby 1 Un motore passo-passo Tamagawa nello spazio profondo: la sonda Hayabusa 2 continua la sua missione
Illustrazioni di ©Akihiro Ikeshita
ura 12 capsule 1 Un motore passo-passo Tamagawa nello spazio profondo: la sonda Hayabusa 2 continua la sua missione
Illustrazioni di ©Akihiro Ikeshita